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FALERIA
Chiesa colleggiata di San Giuliano

Chiesa colleggiata di San Giuliano -Foto-

Della primitiva chiesa del XII secolo, oggi rimangono i massicci muri perimetrali visibili esternamente, in questi muri sono visibili tasselli di marmo lavorato del IX secolo, provenienti molto probabilmente dal tempio pagano su cui è stata costruita la chiesa. Vari indizi fanno ritenere che i primi originari protettori del paese furono gli Apostoli Pietro e Paolo, dei quali fu conservata memoria nella chiesa fino al XVII secolo con la realizzazione di un altare in loro onore. Nel secolo XIV la chiesa fu totalmente ristrutturata, si realizzò la conca Absidale sull'area della Sagrestia che venne rialzata insieme con il pavimento dell'Altare Maggiore e con la conseguente creazione nel piano sotterraneo di una Cripta. Entrando dalla porta principale, nello spazio chiuso creato dalla costruzione del Coro, si può vedere un Rosone realizzato con pietre colorate, è possibile ipotizzare che esso sia stato realizzato dai fratelli Cosma che nello stesso periodo realizzarono il pavimento del ,più ricco, Duomo di Civita Castellana. Dello stesso periodo è la realizzazione della prima facciata. Ulteriori lavori furono apportati all'impianto strutturale in questo periodo, vennero chiuse alcune finestre e furono erette le prime due cappelle laterali, una dedicata a San Giuliano, proclamato poi nuovo protettore di Stabbia e l'altra al SS. Salvatore, sull'altare del quale fu posto il prezioso dipinto di Salvatore Romano datato 1420. Nel secolo XVI fu eseguita l'ultima importante trasformazione della chiesa, rinnovata dal Conte Everso Degli Anguillara, che mutò l'ordine architettonico originario. Furono chiuse tutte le finestre parietali ed eretti quattro nuovi altari, dedicati ai Santi: Girolamo, Giovanni Battista, Pietro e Paolo trasferiti dall'altare maggiore ed all'Annunciazione di Maria. Particolare accento merita l'altare di San Giovanni Battista realizzato con marmo pregiato da marmorai di buona levatura tecnica. In questa cappella della famiglia Anguillara sono ancora oggi visibili gli stemmi araldici che documentano lo spirito mistico di questi feudatari. Il quadro ad olio donato da Everso Anguillara e raffigurante San Giovanni, di pregevole valore artistico e storico fu venduto nei primi anni del 1900. Tra la fine del 1400 e gli inizi del 1500 furono costruiti i portali in travertino che si inseriscono bene nella forzata autarchia architettonica della facciata della chiesa. Le dediche latine incise sui tre timpani dei suddetti portali a causa della loro estrema semplificazione sono di difficile interpretazione

" TE - OF - GRATI - ET - PETR - SCEN
A te offriamo noi santesi Graziano e Pietro 
" AD - MCCCCLXXXXVIII
Nell'anno del Signore 1498 
" MDIV - CO - AN - DOMINATE "
Nel 1504 sotto il dominio del Conte Anguillara 

Nello statuto di Stabbia del 1522 leggiamo come l'amministrazione civile di questa comunità, nominava ogni anno due uomini probi del paese chiamati "Santesi", i quali, erano responsabili dell'amministrazione delle cose ecclesiastiche. E' ipotizzabile far risalire alla fine del 1500 la realizzazione delle coperture delle navate laterali con le volte classiche. Nel XVII vengono costruite le cappelle di San Carlo e del Rosario, quest'ultima eretta dalla nobile famiglia Baglioni di Stabbia. L'altare dei SS. Pietro e Paolo fu soppresso ed il culto sostituito con quello di San Domenico, e a quello di San Gerolamo si sostituì a quello del SS. Crocifisso. Nel 1610 per opera della Compagnia del SS. Sacramento furono eretti i nuovi altari di San Giuliano e Santa Balisissa, la cappella patronale di San Giuliano fu rinnovata con stucchi, furono eretti ex novo gli altari della Visitazione nella navata sinistra e l'altare della Madonna del Carmine in quella destra, infine fu soppressa la cappella dell'Annunziata ed al suo posto fu messa la tela dell'Epifania e della Natività. Nel secolo XVIII non sono state apportate alla chiesa grandi modifiche, gli unici interventi degni di nota sono: la demolizione degli altari della Madonna del Carmine e di quello dell'Annunziata, inoltre fu cambiato il titolare della cappella della Visitazione sostituito con quello dell'Assunzione. Di seguito riportiamo la descrizione della chiesa emersa da un documento del 1728: "La chiesa di San Juliano è fatta a tre navate, cioè quella di mezzo fatta a rachi e le laterali navate fatte a volta. La navata di mezzo, cioè di capo ci è l'altare maggiore sotto l'invocazione del suddetto San Juliano confessore, Avvocato e Protettore Principale del suddetto luogo; nel quale altare fu eretto dalla Compagnia del SS. Sacramento nell'anno 1610. Nella navata in Cornu evangelij sono l'infratti altari: dei SS. Carlo e Luca, del SS. Salvatore, dell' Annunciazione di Maria Vergine, del SS. Crocifisso e dell'Assunzione di Maria Vergine. Nella navata in Cornu epistolae sono l'infratti altari: della Madonna del SS. Rosario, di juliano nel quale si conservano le reliquie, di San Giovanni Battista, di San Domenico e della Madonna Santissima del Carmine". La festa del Santo Patrono presenta una strana anomalia, essa è stata festeggiata sempre sin dall'anno 1400 il giorno 13 e 14 di Gennaio, un decreto del Papa PIO VII conferma e sancisce tale consuetudine locale. Nel 1821 viene di nuovo riparato il tetto. Dell'anno 1833 è l'ultima notizia riguardante il magnifico organo di cui si fa menzione in uno scritto con il quale si spiega che l'organo è stato spostato per preservarlo dai calcinacci dei lavori di restauro del campanile.


Chiesa di Sant'Agostino -Foto-

Di fronte alla chiesa dedicata a S. Giuliano, sul lato est del castello degli Anguillara sorge la chiesa di S. Agostino, costruita nel XIV secolo. L’interno, a navata unica, aveva un unico altare centrale sormontato da una tela raffigurante S. Agostino e S. Monica ora dispersa. Dietro l’altare vi era la cripta della famiglia Anguillara. La chiesa infatti aveva funzione di cappella palatina e al castello era collegata con un ponte sospeso. La chiesa di Sant'Agostino rappresenta un evento unico per diverse peculiarità, in particolare se andiamo ad analizzare l'inserimento della chiesa in un tessuto urbano gia sfruttato intensivamente, e soprattutto il fatto che all'epoca della sua edificazione, come abbiamo già detto alla fine del XVI secolo, già esistevano due strutture ecclesiastiche, quella imponente e primaria della Chiesa di San Giuliano e quella di San Giovanni decollato su Piazza nuova, risulta complesso giustificare la realizzazione della stessa, giustificazione che può essere trovata esclusivamente nella volontà precisa e determinata, di lasciare un segno tangibile nel tempo da parte del suo committente. Infatti il 9 Ottobre del 1578 nel testamento di un notabile del luogo, Pietro Grosso, si ritova la cessione di tutti i suoi beni ai Padri Agostiniani di Roma, con l'obbligo di utilizzare le entrate per realizzare una chiesa votata alla Beata Vergine, tale notizia è suffragata dalla citazione nel catasto del 1584, redatto dai massari del Castello di Stabia dove in un elenco figurano i frati di Sant'Agostino, in qualità di eredi di Pietro Grosso, come proprietari di "un palazzo con cantine e cisterne in granaro e di una casa sempre in granaro demolita per esserci fatta ora la Chiesa". Quindi l'impianto di Sant'Agostino nasce come chiesa conventuale di un ordine eremitario, costruita nel sito di una precedente abitazione medievale, inserendosi come unico elemento testimone del sorgere dell'epoca barocca, integrato con l'ex Palazzo Grosso e con il Castello dei Conti Anguillara. Sappiamo però che come chiesa conventuale ebbe breve vita perchè già dal 1650 il convento era in declino ed ospitava pochi religiosi, di sicuro venne soppresso di li a pochi anni come attesta una bolla del 17 Agosto del 1655 Papa Alessandro VII stabiliva che la Chiesa e tutti i beni rustici e urbani passassero di proprietà alla mensa vescovile di Civita Castellana.


Chiesa di Pietrafitta -Foto-

Fuori dell'antico centro urbano, sulla sommità di un declivo, una volta visibile da ogni parte della campagna circostante ma attualmente nascosta da abitazione costruite di recente, si eleva la fascinosa sagoma della chiesa della Madonna di Pietrafitta. Una piccola chiesa rurale di rara bellezza e interesse, a pianta quadrilobata sormontata da un tamburo prismatico di base ottagonale, costruita nel 1599 dagli Anguillara nel luogo dove venne rinvenuto un sarcofago, attualmente inserito sotto l'altare maggiore. La grande particolarità di questa chiesa sta nella forma originale della sua pianta centrale (molto rara per quel periodo), che ispirandosi chiaramente alle forme delle prime chiese paleocristiane e bizantine, preannuncia alcuni motivi cari all'architettura barocca assunti dagli studi sull'architettura classica di grandi architetti come Bramante e Leonardo. Una pianta usata inizialmente nei sacelli pagani e in seguito nella cristianità essenzialmente nei battisteri che conferisce a questa costruzione un significativo carattere di luogo sacro per eccellenza. Se ciò non bastasse ad attribuire questa caratterizzazione sacrale, la chiesa al suo interno è stata affrescata con dipinti e decorazione che mostrano, per quanto oggi si può ancora intravedere, una peculiare maestria e originalità. Ancora ben conservato si mostra l'affresco incorniciato di una Madonna con Bambino. Ai lati si intravedono i resti di immagini di non ben identificati Martiri della Chiesa. Nell'abside a sinistra dell'altare in un altro affresco, tra figure di santi scolorite dal tempo e dall'incuria inserite in riquadri definiti da elementi architettonici dipinti, si intravede l'immagine imponente di una emblematica Madonna Nera. Il carattere di luogo sacro per eccellenza è accentuato dalla presenza, in origine, di tre altari come testimoniato dalle cronache del XVII e del XVIII secolo. Nell'altare Maggiore si venerava la Madonna, nell'altare del SS. Crocifisso era conservata una preziosa reliquia della Croce di Cristo, pervenuta a Stabia (antico nome di Faleria) nell'epoca delle Crociate e in seguito trasferita nella Chiesa Collegiata. Nella prima domenica di settembre si cantava la messa solenne e i vespri "ex obligationis Rectoris" di detta Chiesa. Il tre di maggio dopo una processione che partiva dal borgo, si celebravano messe solenni e vespri presso la reliquia del SS. Crocefisso. La chiesa della Madonna di Pietrafitta è menzionata nei documenti dal 1621, nel 1688 figura come "abbazia" confermata nella visita apostolica del 1729. Nel 1783 è affidata alla Amministrazione del principe Borghese e al 1788 risalgono alcuni lavori di sistemazione del tetto e del pavimento. Nel 1853 la chiesa è in pessimo stato di conservazione e durante il 1886 crolla il tetto della sacrestia e vengono effettuati alcuni lavori di restauro. Dopo circa cento anni nel 1993, l'Amministrazione Comunale di Faleria, considerando allora che la chiesa, ormai sconsacrata, versata i precarie condizioni statiche e di degrado predispose un progetto per il recupero storico, artistico e funzionale del manufatto per destinarlo a sala per esposizioni. Dopo questo tipo di intervento, in parte non concluso nei suoi obiettivi finali, la chiesa ha riacquistato una certa funzionalità e fu riaperta al culto. Ad oggi la chiesa, a prima vista e guardata a distanza, si presenta sommariamente in una discreta e apparente buona condizione conservativa; ma osservata attentamente lascia trasparire una situazione generale di degrado affiorante in tutte le sue componenti strutturali e di finitura, con momenti di accentuato degrado e pericolo estesi, in particolare, allo spazio interno della ex sacrestia. Dopo l'ultimo restauro rimasto incompleto, lo stato di degrado della chiesa si è accentuato in tutte le componenti sia strutturali che di finitura: in particolare l'orditura lignea del tetto/solaio dell'ambiente ex sacrestia risulta distaccata e pericolante in più parte, il pessimo stato conservativo degli intonaci interni ed esterni e la inefficace protezione degli infissi esterni. Ovunque sui muri si annida l'umidità dovuta sia ad infiltrazioni di acqua dalle coperture e dagli infissi che da capillarità dal suolo; con particolare riguardo al pennacchio di attacco tra il pilastro inferiore nord-est su cui scarica il sovrastante tamburo e il pavimento sotto l'altare.




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