Il sindaco perfetto
di: admin -

Data:
23/07/2010
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Premesso che il sindaco perfetto può scaturire solo da una rappresentazione paradossale, poiché l'imperfetta natura umana non sarebbe mai capace di generarlo, nulla mi impedisce di partire dal paradosso per cercare di individuare almeno le caratteristiche che dovrebbe possedere il miglior sindaco possibile.

Disponendo di limitate risorse intellettuali e culturali, che mi esonerano dal pretendere una tale carica, per portare a termine la ricerca sono risalito alle fonti del pensiero, che ha plasmato la nostra civiltà, nel tentativo di farmi aiutare da due grandi pensatori dell'antichità che per primi hanno svelato quello che dovrebbe essere lo scopo principale di colui che è chiamato a governare: si comanda per il vantaggio di chi obbedisce.
Che scoperta! - qualcuno obietterà - non occorre scomodare Socrate e Platone per arrivarci!
Ciò sarebbe vero se non esistessero ancora numerosi i seguaci del sofista Trasimaco per i quali:
"Ogni governo stabilisce le leggi nel suo proprio interesse; e, una volta stabilitele, proclama giusto ciò che è il suo proprio interesse; e se qualcuno le trasgredisce lo punisce come violatore delle leggi della giustizia. La giustizia si identifica così nell'interesse del più forte".
Mi pare che l'argomento, nonostante siano trascorsi circa 2400 anni, sia ancora all'ordine del giorno.

Ma il Governante, disse Socrate attraverso la scrittura di Platone, per conseguire il suo nobile fine necessità di quattro virtù: la saggezza, il coraggio, la temperanza e la giustizia.
Prima fra tutte la saggezza, indispensabile per esercitare la funzione di custode dello stato (o della città nel nostro caso). "Prima di affidargli qualsiasi responsabilità di governo, bisognerà sottoporlo a prove difficili, sia per vedere sino a che punto si attiene al principio dell'utilità pubblica, sia infine per vedere come resista alle seduzioni dei piaceri.
Il governante ideale dovrà guardare, non alla sua felicità, ma alla felicità generale, la quale si rifletterà su ogni singola classe di cittadini. Per salvaguardare questa felicità sarà necessario che il custode eviti che si determini nella città ricchezza e povertà, giacché nelle città in cui c'è ricchezza e povertà, ricchi e poveri costituiscono due classi opposte e nemiche. (Socrate dunque ha inventato le classi sociali e forse anche la sinistra)
La città ideale dovrà estendersi solo sino al limite oltre il quale la sua estensione non metta in forse la sua unità. Platone e Socrate non sarebbero stati favorevoli al Masterplan e non credevano nella crescita continua...

Il coraggio socratico nelle parole di Platone è la conservazione dell'opinione, che la legge ha creato per mezzo dell'educazione, intorno alle cose che si devono temere. Coraggio che conserva l'opinione nei pericoli, nei piaceri, nei desideri e nei timori, senza mai rigettarla.
Si potrebbe tradurre il coraggio della coerenza e della fedeltà al perseguimento del fine. Virtù che non mi pare siano abbondate nel sindaco uscente e nemmeno abbondino nei candidati in corso d'elezione già più proni alle pressioni dei cosiddetti poteri forti

La temperanza invece ha cambiato significato nelle democrazie moderne ed è stata sostituita da parole come moderazione, mediazione, ecc. Per Socrate e Platone la temperanza invece era la padronanza di sé rispetto alle due parti che convivono nell'anima dell'uomo: l'una migliore e l'altra peggiore. La padronanza si verifica quanto la parte migliore riesce a controllare la peggiore. La temperanza è messa in pericolo dalle cattive compagnie e da una cattiva educazione, a causa delle quali la parte migliore è sopraffatta dalla peggiore: allora l'uomo che è in questo stato si dice - e suona biasimo - che è schiavo di sé stesso e intemperante. L'armonia perfetta si realizza quando governanti e governati sono entrambi dotati di temperanza.

La giustizia o l'ingiustizia anche per Socrate dipende dal conflitto d'interessi. Il problema esisteva già 2400 anni fa.
A chi sosteneva che l'interesse dei forti cercherà sempre di celebrare l'ingiustizia come un bene e la giustizia come un male che il governante non deve essere sottoposto a regole o leggi che gli impediscano di esercitare il potere:
Socrate così rispondeva: "Quando un guerriero (possiamo sostituire il guerriero con un imprenditore di nostra conoscenza) si mettesse in testa di entrare nella classe dei legislatori e dei custodi, e se essi si scambiassero gli strumenti e le ricompense: o quando lo stesso uomo si mettesse in testa di fare insieme le due cose, allora io credo che anche a te sembri che questo scambio e questa confusione sarebbero la rovina dello stato"

Dunque il messaggio che grandi saggi del passato ci hanno tramandato è di cercare insieme di comprendere quale sia il pericolo maggiore che corre una città male amministrata e del quale il Sindaco - custode migliore possibile dovrebbe preoccuparsi di impedire:
- che ricchi e poveri costituiscono due classi opposte e nemiche;
- che le cattive compagnie e la cattiva educazione della politica impedisca di raggiungere la necessaria temperanza;
- che i poteri forti prendano il sopravvento sugli interessi comuni dei cittadini per affermare l'ingiustizia e infine
- che si dimentichi la finalità del governo: governare con saggezza per il vantaggio di chi obbedisce alle leggi attenendosi al principio dell'utilità pubblica.

Penso non sarebbe una cattiva idea sottoporre ad un test socratico tutti i candidati sindaco.

Da Bolzanobella.it
 
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INSERITO IL: 25/07/2010
armando armando

- Beh, mi sembra che i pericoli enunciati sul finale siano abbondantemente riscontrabili, e non solo a Faleria. Insomma, questi grandi saggi del passato, evidentemente, sono considerati tali, solo in teoria.
Un test socratico? …Admin, vuoi lasciarci senza sindaco?