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Enrico Cavallari

Lo troviamo sempre lì, sorridente come un bambino che non smette mai di meravigliarsi davanti alle provocazioni e i profumi della natura.
Enrico accoglie tutti e non si concede mai con parsimonia.
Con gli occhiali da ragioniere eternamente impuri, scomposto e sorridente comunica trepidazione, inquietudine interiore e odore di tabacco. La sua semplicità è contagiosa, la sua inossidabile apparente sicurezza quasi disarmante.
Schiera l’arroganza da uomo vissuto supportata da una esperienza che l’età non può negare, e nella sua rara esplosività, si dona agli altri con la simpatia della sua schiettezza scurrile ma non coatta.
Enrico ha un legame fisico, forse fortuito, e possente con tutto ciò che è e che viene dalla terra.
Enrico riconosce intuitivamente il bello e l'arricchisce di esperienza emotiva, spirituale, conscia e sorprendente capace di discernere i vari tipi di bellezza insiti nella natura, la delicatezza depositata nel profondo, l'animalità apparente e intesa come qualità irresistibile e sincera.
Enrico riesce a sentire il sussurro del crescere dell’erba, il mormorio dei funghi che si fanno strada tra le foglie o il pianto di un fiore reciso.
Enrico è un eclettico, un fantasioso, un estroso creativo: sgraziato nell’apparenza quanto emotivo e sensibile nella sua arte.
E già perché Enrico è un artista.
Un artista di quelli veri.
Un artista che non esige di stravaganze o bizzarrie per palesare di esserci, un artista che non necessita di vendere fumo. A volte neanche vende le sue opere, ma sovente e modestamente le regala a chi dimostra di apprezzarle.
Enrico vive a Faleria, anzi Faleria vive da Enrico.
Come il castello, la chiesa o il borgo, Enrico sta lì: un monumento datato che si trova nella piazza principale del paese a cui l’occhio ormai abituato si sorprende solo per le sue assenze in cui trova fugace “’sta cazzo di vena”, come lui la definisce, per uscire dai condizionali e congiuntivi e proiettarsi in un presente senza tempo in cui il bisogno impellente di plasmare la sua ispirazione prende il sopravvento su ogni cosa.
Non sappiamo e non c’interessa sapere quando sia nato Enrico, cosa abbia studiato, quali siano le sue lampanti molteplici esperienze, quante mostre o concorsi abbia vinto, o il mistero della sua vita sentimentale.
Enrico non ha bisogno di raccomandazioni o curriculum di presentazione.
Di Enrico ci basti sapere che c’è.
E se passate per Faleria lo troverete sicuramente in piazza, sempre disponibile e pronto al dialogo. Parlategli e chiedetegli quello che vi pare.
O che vi mostri i suoi quadri e sculture: oltre l’esperienza magica dell’arte vi porterete nell’intimo la perizia di un uomo che conosce molti dei segreti della natura e le ricette recondite per apprezzarla.
Se poi se siete fortunati come me, e vi capita di essere accompagnati in una passeggiata per le meraviglie del parco del Treja, oltre a delucidarvi sapientemente dei luoghi archeologici, potreste tornare a casa con una scorta arcobaleno di ottimi prodotti naturali.