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Serena Galella

La premessa: Serena Galella non è nata con la camicia. La Galella è incontenibile e inarrestabile. Sposa la vivacità e il fascino irruente e crepitante dei ceppi al fuoco con lo strepito di un treno volutamente uscito dai binari. I suoi due e mezzo e rotti metri di altezza l’avvicinano al suo amico Sole e, prediletta, il suo amico la ripaga donandogli una luce atipica e pregiata, che risplende nella sua argentea e vanitosa zazzera. Serena Galella, artista di strada, é nata con i trampoli. Essa ha rivelato l’equilibrio. Quell’equilibrio nella definizione del suo inebriante ma effimero lavoro, fatto di perplessità, dubbi e domande, spontaneamente sorvolate, a cui l’esteso coraggio ha veementemente intimato alla sua esitazione. "Meglio fingersi acrobati che sentirsi dei nani", sembra ne abbia fatto la propria filosofia di vita sul lavoro; si muove con apparente gaiezza e disinvoltura, velando una fragilità, nella sua gracile figura, che, rilevata all’occhio sensibile, le dona suadente, un ascendente irresistibile. A Calcata, dove si esibisce oramai da diversi anni, la gente è coinvolta, ride e sogna con lei, si sorprende e gli dà da vivere. Perché di questo vive Serena, artista di strada. Anche dopo la sua esibizione, all’eco lontano di una triste milonga, smonta il suo armamentario, e allora si verifica l’arcana magia: Serena inspiegabilmente dura e perdura lassù, ora vicino alle stelle e alla luna, lontana e al di sopra di noi veleggia e ci guida, tra un assaggio di mate uruguaiano e una bossanova brasiliana, verso paesi lontani e dimenticati. Nella sua piccola ma graziosissima casa a Faleria, con il letto, ovviamente, a due metri di altezza, ci accoglie affettuosamente, e con la sua inesauribile e inestinguibile favella, ci parla del suo avventuroso passato, della sua amata e troppo lontana Montevideo, della sua vecchia bici forata. Il suo sguardo affilato e attento, prima pizzica poi punge e infine penetra, mette a disagio, scopre la nostra intimità, e ci obbliga per pudore, a evitare per brevi istanti e continuamente, l’incrociarsi delle occhiate. Ci accenna infine, con un velo di pierrot nel volto, del suo astruso rapporto con la gente del posto. E si, perché un paese come il nostro sta un po’ stretto alle dimensioni inusuali della nostra ospitante. Ma questa è un’altra storia… 
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